Quanti di voi si ricordano ancora di una serie televisiva che andava in onda alla fine degli anni novanta su l’allora TMC, “In Viaggio nel tempo” (Quantum Leap) – 1989/1993. Io e mia madre non ci perdevamo una puntata. La trasmettevano la sera verso le 18,30 ed era diventato un appuntamento fisso. Gli episodi narravano le avventure di uno scienziato Sam Beckett, studioso della”quantistica” che nella realizzazione del suo progetto, per un difetto del programma di gestione, lo sbalza nello spazio e nel tempo, nei panni ogni volta di una persona diversa che egli si trova a sostituire temporaneamente.
L’attore interprete di questa serie era Scott Stewart Bakula, simpatico e coinvolgente. In ogni puntata veniva proiettato nella vita di un qualche personaggio. Sam praticamente si impossessava suo malgrado, del corpo della persona e riusciva in qualche maniera a risolvere delle situazioni difficili. Mi ricordo di un episodio in cui si trovava ad affrontare problemi razziali in cui era nel corpo di un autista di colore, che vive la realtà degli anni cinquanta in America. C’erano temi sociali di rilevanza, altre volte problemi familiari, alcune puntate più leggere e divertenti. Lo spessore era comunque notevole. La Regia e le ricostruzioni scenografiche fantastiche, così come i personaggi, ma principalmente fantastico sempre ed in ogni ruolo, Scott Bakula. Per questa serie ha vinto cinque Emmy Award e due Golden Globe come miglior attore.
Devo dire che è stata davvero una serie che mi ha lasciato molto in termini di originalità, di capacità di narrazione, ma anche per quella “fantascienza” mista avventura, umanità e capacità interpretative. I viaggi nel tempo hanno avuto sempre un’enorme fascino nella mente di tutti. nei sogni più profondi potrebbero tradursi in un’esperienza unica, ma le ripercussioni di una modifica degli eventi per un futuro che inevitabilmente muterebbe non solo per i personaggi, ma anche – eventualmente – per la società sarebbero impossibili a determinarsi preventivamente. Nel telefilm i personaggi si muovono e modificano proprio questo tempo, mutano gli eventi e così la storia. Ci sono di volta in volta personaggi storici, attori e cantanti, politici, passano, talvolta marginalmente, altre in maniera partecipativa, un grande spettacolo narrativo.
Dopo qualche anno di assenza dal piccolo schermo, Scott Stewart Bakula torna da protagonista nella serie Star Trek Enterprise, nelle vesti di Jonathan Archer, capitano della prima Nave spaziale che si avventurerà nello spazio profondo. Una sorta di spin off della nota serie televisiva anni sessanta, e ricollocato in un periodo molto antecedente a quanto raccontato poi nelle diverse serie di Star Trek (anche quelle più moderne del Capt. Picard). Siamo in un’epoca riconducibile ad una data astrale corrispondente a 100 anni prima della serie classica. Anche il contesto storico rivive le rivalità con il popolo dei Vulcaniani e le prime esplorazioni spaziali. Non c’è ancora il teletrasporto e l’astronave è la prima nave a curvatura chiamata Enterprise NX-01.
La Paramount non si sarebbe mai aspettata il successo ottenuto dalla serie, nato quasi a sfidare gli amanti della Serie, che invece di criticare, si innamorarono di questo capitano sempre molto disponibile e rappresentante di una compagine che era un gruppo, una squadra ricca di elementi che via via si andarono definendo e che trovarono poi molti fan. La serie durò fino al 2005 arrivando a registrare picchi di ascolto elevatissimi e ben 98 episodi, un trionfo.
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